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IL SICOMORO: LE SCUOLE DI MONTAGNA RINGRAZIANO

Una manciata di case arroccate su un monte antico, a 120 km da Potenza, tra boschi di faggi e castagni, dove si parla un antico dialetto greco. Questa è San Chirico Raparo, mille abitanti e zero divertimenti, a parte la festa patronale del 15 luglio: e proprio qui, tra le solite facce e le solite case, è arrivato nel 2012 un piccolo gruippo di ragazzini in fuga dal Nord Africa allora agitato da un a "primavera" tutt'altro che idiallica. Una comunità per minori non accompagnati, una delle tante che popolano (e in alcuni casi ripopolano) la provincia italiana. Ma germogli freschi su un ramo secco non sempre attecchiscono: e di fronte ai primi problemi di adattamento, l'amministrazione sceglie di rivolgersi a chi con questi ragazzi feriti ha già avuto a che fare. "Da tempo la nostra cooperativa sociale lavorava con i migranti, così il sindaco pensò a noi", racconta oggi il presidente de Il Sicomoro Michele Plati, che ricorda come iniziò a occuparsi di problemi di integrazione dopo lo sgombero forzato di un'ex fabbrica di Metaponto in cui vivevano ammassati decine di migranti. "I minori di San Chirico erano diventati difficili perchè non intravedevano nessuno futuro, e si erano stancati delle promesse non mantenute. Come dar loro torto?".

La ricetta del Sicomoro (che ha sede a Matera e gestisce strutture per migranti per complessivi 126 posti) è un'altra: innanzitutto la lealtà reciproca. "Grazie ai percorsi previsti dallo Sprar siamo riusciti a dare a questi giovani condizioni di vita stabili: scuola, corsi professionalizzanti, tirocini. Si fanno apprezzare per il carattere aperto e l'impegno, vivono la vita degli altri giovani del paese". E se è vero che le comunitàper minori impediscono la chiusura delle scuole di montagna, è anche vero che innescano circuiti di sviluppo a più ampio raggio: "Oggi a San Chirico ci sono 10 posti in più di lavoro per operatori italiani che lavorano con la comunità, e abbiamo inaugurato servizi non solo dedicati ai migranti, come una nuova casa di riposo aperta a novembre in cui lavorano anche alcuni stranieri che abbiamo incontrato anni fa, e dove è presente uno spazio di aggregazione per adolescenti". Un buion esempio (che il presidente della Basilicata Marcello Pittella ha portato anche al Senato in occasione di un'audizione sull'accoglienza dei migranti)di come le comunità, dopo la pur comprensibile differenza iniziale, possono arrivare a fondersi: "Bisogna far incontrare gli occhi", sintetizza Plati. "Il lavoro tecnico, i protocolli e i manuali servono, ma poi c'è bisogno di qualcuno che crei le condizioni affichè le persone si incontrino: insieme si crea sviluppo e, quindi anche ricchezza" S.D.C. - DA VITA

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